Pubblicato il  25 novembre 2019

Grazie al Green Public Procurement (GPP) o Acquisti Verdi, la pubblica amministrazione può orientare gli acquisti privilegiando prodotti e servizi che garantiscano un basso impatto ambientale in tutto il loro ciclo di vita.

La Commissione Europea definisce il GPP come “l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.

Con il nuovo Codice appalti (D.lgs 50/2016), il GPP è diventato obbligatorio per gli enti pubblici, con lo scopo di avere un’amministrazione sempre più sostenibile, e sviluppare un “mercato verde” di beni e servizi affinché si possa attivare un circolo virtuoso che permetta alle aziende della green economy di stare sul mercato anche nel Green Procurement “privato”.

I CAM, una guida verso la sostenibilità della Pubblica amministrazione

Per poter guidare la pubblica amministrazione negli acquisti, con Decreto del Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del mare, sono stati adottati i CAM, ovvero i Criteri Ambientali Minimi. Si tratta di requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti ad individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, che sulla base dell’evoluzione tecnologica e di mercato vengono periodicamente aggiornati.

I CAM sono definiti per i vari campi di applicazioni ad esempio edilizia, arredo urbano, gestione dei rifiuti, ristorazione per le mense, e, secondo la ratio che ne ha portato all’introduzione, la loro applicazione sistematica e omogenea consentirà di diffondere tecnologie e prodotti “green”.

L’applicazione del GPP in Italia 

Dal quadro fornito dall’Osservatorio Appalti Verdi (OAV), costituito da Legambiente e dalla Fondazione Ecosistemi, emerge chiaramente quanto ancora sia lontano l’obiettivo del pieno rispetto degli obblighi previsto dal Codice degli appalti relativamente all’applicazione degli acquisti verdi in Italia. Nonostante l’obbligatorietà per tutte le stazioni appaltanti, l’applicazione dei CAM in Italia continua a non essere così semplice e scontata.

L’analisi è stata svolta attraverso un’indagine che ha coinvolto i Comuni Ricicloni (report Legambiente) e i Comuni Capoluogo (report Ecosistema urbano Legambiente) e gli Enti parco (parchi nazionali, regionali ed aree marine protette) scelti come luoghi d’elezione in cui praticare gli acquisti verdi e promuovere scelte in contrasto al cambiamento climatico e allo sviluppo innovativo, sano e green. Dall’elaborazione dei dati raccolti ne è uscito un panorama complesso e ancora da migliorare: per quanto riguarda, ad esempio, gli enti parco è emerso che solo 14 Enti superano il 50% di applicazione dei CAM; cinque, invece, gli Enti parco che superano il 70% di applicazione. Il CAM più applicato è quello sulla carta, 42,3%, seguito da quello per gli apparecchi elettrici ed elettronici con il 34,6%. Emerge dunque che aver reso obbligatori i CAM stia producendo già (per quanto in maniera ancora non omogenea) alcuni risultati importanti. 

Il GPP rappresenta quindi un’opportunità per sviluppare la domanda di prodotti realizzati con materiali riciclati e un utile strumento per promuovere la transizione da un modello lineare di economia ad uno maggiormente circolare, attraverso l’orientamento del mercato, la promozione dell’innovazione tecnologica e la diffusione di una cultura della sostenibilità.

Cosa significa questo per le imprese che lavorano con la PA?

Alla luce della normativa sugli appalti verdi valutare l’impatto ambientale di prodotti e processi diventa un’azione importante e non più rimandabile per le aziende che offrono prodotti e servizi per la Pubblica Amministrazione, e che consente loro di acquisire un vantaggio competitivo nelle gare pubbliche, ma non solo. E’ evidente che gli aspetti ambientali e di responsabilità sociale hanno per le stazioni appaltanti (siano esse pubbliche amministrazioni o imprese private) un peso sempre maggiore. Per questo, poter dimostrare (attraverso un percorso di analisi dell’impronta ambientale certificabile) che il proprio prodotto è il migliore sotto il profilo ambientale lungo tutto il ciclo di vita consentirebbe alle aziende che producono beni e servizi soggetti ai CAM, di ottenere punteggi superiori per vincere le gare o per diventare fornitori della Pubblica Amministrazione e delle grandi imprese o, semplicemente, di conservare i primi posti nell’elenco dei fornitori più affidabili e sostenibili.

Inoltre, tutte le imprese che intraprendono il percorso di sostenibilità di filiera proposto da AzzeroCO2, è possibile:

  • ridurre i costi di gestione,
  • aumentare la trasparenza verso i propri clienti,
  • incrementare il controllo sulla produzione.

Non meno importante, e indipendente dai CAM, è il poter comunicare sul proprio packaging la performance ambientale del prodotto o dell’azienda in modo efficace, stimolando l’interesse dei clienti / consumatori, e raccontarla attraverso il bilancio di sostenibilità, strumento sempre più importante di rendicontazione non finanziaria.

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