La responsabilità sociale d’impresa non è più una voce a bilancio da giustificare, ma una leva strategica per creare valore condiviso. È il messaggio centrale emerso dal nostro convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, tenutosi il 13 maggio 2026 al Talent Garden di Milano, e patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
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In sette anni le tre campagne nazionali di CSR promosse con Legambiente — EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde — hanno prodotto 293 progetti con il supporto di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni. La sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi, lungo tre pilastri fondamentali per le strategie ESG: innovazione, rigenerazione e cooperazione.
La campagna EnergyPOP affronta la povertà energetica attraverso l’installazione di impianti fotovoltaici su edifici di edilizia residenziale pubblica. I dati presentati da Paola Valbonesi, presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), fotografano un’emergenza silenziosa: nel 2024 il fenomeno ha raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie, di cui 1,1 milioni costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi — la cosiddetta “povertà energetica nascosta”.

Ad oggi EnergyPOP ha installato oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su cinque strutture tra Firenze, Empoli, Catania, Santarcangelo di Romagna e Grottaferrata, portando energia pulita a 154 nuclei familiari ed evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno. L’essenza dell’innovazione si sposta così dall’oggetto alla sua funzione: il pannello fotovoltaico diventa uno strumento di equità sociale.
Mosaico Verde è la più grande iniziativa nazionale per il ripristino degli ecosistemi: 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari rigenerati, 243 progetti in 19 regioni. Il beneficio economico e sociale stimato supera 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti. Gli interventi spaziano dalle aree verdi urbane alla salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, fino al recupero di oltre 5 quintali di reti fantasma in mare e al ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.
Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

La campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso unisce tutela della biodiversità e inclusione: 59 ortofrutteti realizzati, 4.960 piante messe a dimora, oltre 35 cooperative sociali coinvolte. I beneficiari sono persone in condizione di svantaggio — detenuti, donne accolte da cooperative sociali, lavoratori su terreni confiscati alla criminalità organizzata — che attraverso il lavoro agricolo ritrovano autonomia e prospettive di reinserimento. È il concetto di ecologia integrale che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali.

A margine del convegno si sono tenuti i Greendate, tavoli di lavoro tra le 25 aziende partecipanti pensati per condividere best practice e costruire nuove partnership sui temi ESG. I dati emersi restituiscono un quadro di maturità crescente:
Un segnale chiaro: la CSR sta diventando infrastruttura competitiva, non solo presidio reputazionale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese.» ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
«La CSR si è evoluta da iniziative una tantum a un sistema di welfare generativo, in cui l’obiettivo non è più semplicemente “restituire” qualcosa alla comunità, ma “co-investire” nel suo futuro» ha aggiunto Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2.
Il modello di CSR che promuoviamo insieme con Legambiente non è una formula ideologica, ma un distillato di ciò che ha funzionato sul campo. La domanda che resta aperta non è se la CSR debba evolvere, ma quanto velocemente il resto del sistema — finanziario, normativo, culturale — sia pronto a riconoscere questo approccio come standard e non come eccezione virtuosa.

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