Pubblicato il  12 marzo 2018

Nuovi obblighi di informazione sull’impegno delle aziende per l’ambiente, e moniti dai più grandi fondi di investimento per un’ottica di investimento che consideri aspetti sociali e ambientali a lungo termine.

Sempre più imprese sono destinate a fare tesoro dell’acronimo ESG, che sta per Environmental, Social and Governance, il fattore che misura l’impegno delle imprese a favore dell’ambiente, della socialità e nel rispetto dei criteri di diversità e parità di genere.

Già l’applicazione del decreto 254 che recepisce la direttiva europea 2014/ 95 prevede l’obbligatorietà della dichiarazione non finanziaria di sostenibilità a partire dall’approvazione dei bilanci del 2017 per società ed enti di interesse pubblico che abbiano più di 500 dipendenti. E non si tratta solo di Bilanci Sociali, ma di attestare un impegno crescente sui temi della sostenibilità, specificando i rischi a cui l’impresa potrà far fronte in futuro. E l’inosservanza della dichiarazione non finanziaria prevede delle sanzioni.

Inoltre, da Wall Street arriva il monito di Larry Fink, il capo di BlackRock, il più grande fondo di investimenti al mondo che ha scritto ai principali chief executive officer: “Generare ritorno sostenibile nel tempo richiede attenzione non solo alla Governance, ma anche a fattori ambientali e sociali (…). A lungo termine hanno un impatto finanziario inimmaginabile.” Anche altri grandi fondi di investimento come Vanguard, State Street promettono di essere più attenti alle questioni di sostenibilità ambientale e sociale.

In Italia la situazione pare essere fiorente, secondo uno studio di Mercer che ha riguardato 13 Paesi e coinvolto 1.200 portafogli, il 50% delle imprese italiane valuterà in futuro gli investimenti secondo parametri di sostenibilità ambientale e sociale. Nel 2016 erano il 36%. E secondo il rating Morningstar, siamo la quarta borsa più sostenibile.

Vedi il Rating Morningstar e la survey Mercer.

Fonte: Magazine L’Economia, Corriere della Sera

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