In concreto, si tratta di strumenti finanziari che permetteranno a realtà private — come aziende agricole, imprese forestali e comunità locali — di ricevere compensi per interventi quali riforestazione, tutela delle zone umide o pratiche agricole rigenerative.
I Nature Credits sono unità che attestano interventi positivi per la natura, come il ripristino di habitat o la riforestazione, certificati da enti indipendenti attraverso metriche di biodiversità riconosciute.
Questi crediti vengono generati da chi realizza azioni concrete sul territorio (ad esempio agricoltori o gestori di aree naturali) e, una volta certificati, possono essere venduti e acquistati da aziende, enti pubblici o cittadini per contribuire alla tutela degli ecosistemi, migliorare la reputazione ambientale e ridurre i rischi legati alla perdita di biodiversità.
I ricavi della vendita tornano ai promotori dei progetti, incentivando ulteriori interventi a favore della natura.
Il meccanismo dei nature credits mira a integrare i fondi pubblici con investimenti privati, stimolando la tutela della biodiversità in modo misurabile e sostenibile. A differenza dei carbon credit, l’UE punta su un modello più orientato alla riparazione attiva degli ecosistemi, non solo alla compensazione.
Nature credits vs carbon credits: le differenze principali
Il percorso include una fase partecipativa fino al 30 settembre 2025, che raccoglierà pareri pubblici e stakeholder, con una tabella di marcia verso un quadro definitivo entro il 2027.

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