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Contrastare la crisi climatica: in Italia è l'ora del PNACC

15 Gennaio, 2024

di Rossella Muroni, Sociologa ed Ecologista

Via libera alle azioni per salvare l’ambiente, la società e l’economia dagli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro Paese. A raccoglierle e a renderle effettive ci pensa il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), approvato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica con decreto n. 434 del 21 dicembre 2023. Dopo anni di attesa, il nostro Paese ha finalmente uno strumento fondamentale per integrare a livello nazionale e locale le politiche di contrasto agli impatti della crisi climatica.

 

L’Italia è sempre più esposta alla crisi climatica che avanza e all’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi che nel 2023 sono arrivati a quota 378, +22% rispetto all’anno precedente. Solo per i danni delle due alluvioni che nel 2023 hanno colpito Romagna e Toscana, l’talia ha speso 11 miliardi di euro, ossia oltre un terzo della legge di bilancio 2024 appena approvata dal Parlamento. Risorse economiche, che con campagne di prevenzione e azioni di adattamento e mitigazione fatte per tempo, potevano essere in parte risparmiate. Per questo nei prossimi anni sarà importante anche intensificare le politiche territoriali di prevenzione e le campagne di sensibilizzazione sulla convivenza con il rischio, per far diventare il nostro Paese dal più esposto al centro del mar Mediterraneo a un esempio per gli altri.

 

Com’è strutturato il PNACC

L’obiettivo principale del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è fornire un quadro di indirizzo nazionale per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche.

 

Il Piano contiene 361 azioni “rivolte ai sistemi naturali, sociali ed economici” per rispondere “alla sfida dei cambiamenti climatici”: quattro gli allegati al Piano dedicati alle strategie regionali, a quelle locali, agli impatti e alla vulnerabilità, e alle azioni.

 

La struttura del Piano è articolata in sei punti:

  1. il quadro giuridico di riferimento;
  2. il quadro climatico nazionale;
  3. impatti dei cambiamenti climatici in Italia e vulnerabilità settoriali;
  4. misure e azioni;
  5. finanziare l’adattamento ai cambiamenti climatici;
  6. governance dell’adattamento.

 

Le azioni sono state suddivise in due tipologie principali: azioni di tipo A (soft) – che non richiedono interventi strutturali – e azioni di tipo B (non soft – green o grey). Le 361 azioni sono state poi assegnate alle seguenti 5 macro-categorie che ne individuano la tipologia progettuale:

  • informazione
  • processi organizzativi e partecipativi
  • governance
  • adeguamento e miglioramento di impianti e infrastrutture
  • soluzioni basate sui servizi ecosistemici, ecosistemi fluviali, costieri e marini, riqualificazione del costruito.

 

Il futuro climatico dell’Italia

Tra i vari capitoli del Piano, e la descrizione corredata da numeri e grafici di eventi passati, si toccano anche alcuni elementi rivolti al futuro, quindi alle proiezioni su quello che potrebbe accadere in Italia dal 2036 al 2065. In Italia – nei prossimi 40 anni (o poco più) racconta il Pnacc che identificata due variabili per descrivere l’impatto sui mari italiani: la temperatura superficiale dell’acqua e il livello del mare – le temperature del mare aumenteranno anche di oltre 2 gradi centigradi, così come crescerà il livello delle acque fino a raggiungere più 19 centimetri in alcune aree marine. Nell’analisi si prende come base di riferimento le osservazioni relative allo scenario ‘business as usual’ dell’ultimo rapporto dell’Ipcc, il panel di scienziati che studiano il clima su mandato delle Nazioni Unite.

 

Le anomalie di temperatura – viene spiegato – vanno dagli 1,9 gradi in più del mar Tirreno ai 2,3 gradi per il mar Adriatico (anche 2,6 gradi in inverno e in primavera). Per quanto riguarda la crescita del livello del mare, si arriva a 16 centimetri in più per l’Adriatico, 17 centimetri per il mar Jonio e il canale di Sicilia, e 19 centimetri per il mar Tirreno, il mar Ligure, e il mar Mediterraneo occidentale.

 

Ora per dare immediata e piena attuazione al Piano occorre:

  • che il governo crei in tempi brevissimi la struttura di governance prevista dallo stesso Piano, così da trasformare gli obiettivi stabiliti in azioni concrete. Un osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, con funzione di coordinamento tra i livelli di governo del territorio e dei vari settori.
  • urgentemente valutare (visto che il Piano non beneficia di specifiche risorse finanziarie) se e come gli investimenti previsti dal Pnrr o quelli finanziati da altri strumenti, come i fondi europei e nazionali per la coesione, possono contribuire alla realizzazione del Piano. Queste analisi vanno condotte entro marzo, così da poter valutare in occasione della preparazione del prossimo Documento di economia e finanza eventuali correzioni da riversare poi nella legge di Bilancio per il 2025.
  • una chiara e decisa strategia di prevenzione attuando al più presto le 361 azioni individuate nel Piano, tra cui le aree e vasche di esondazione e i processi di rinaturalizzazione dei bacini idrografici e dei versanti pe ridare spazi ai fiumi, per far sì che la nostra Penisola conviva nei prossimi anni con l’emergenza climatica evitando così di rincorrere le emergenze.
  • una legge per lo stop al consumo di suolo che ancora manca all’appello dopo oltre 11 anni dall’inizio del primo iter legislativo
  • una semplificazione normativa per la demolizione e la ricostruzione degli edifici esistenti

 

Il documento passa ora alla fase della consultazione pubblica, così come previsto dalla procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica).

 

Consulta il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici 

 


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