Pubblicato il  1 Settembre 2020

È la crisi climatica l’emergenza che più spaventa, nel lungo periodo, gli italiani. A rivelarlo un’indagine condotta dall’Ipsos che ha evidenziato come il 72% della popolazione italiana considera il cambiamento climatico un problema più serio dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.

È oramai un dato di fatto che i cambiamenti climatici costituiscano un grave pericolo per l’umanità. Tante sono le conseguenze a loro riconducibili. In primo luogo le ripercussioni per la nostra salute: come sottolineato dall’OMS nel “Who health and climate change survey report” entro il 2030 potrebbero esserci ulteriori 250.000 morti all’anno dovuti a fattori connessi al climate change come ondate di calore, malaria e malnutrizione. Per non dimenticare anche le conseguenze per l’economia, soprattutto agricola, a causa degli eventi metereologici estremi. A tutto questo si aggiungono  le stime elaborate della Banca Mondiale in base alle quali entro il 2030,  a causa dei cambiamenti climatici e alla correlata povertà, 100 milioni di persone in più saranno costrette a migrare.

Lo studio dell’Ipsos, volto a verificare se le paure sanitarie ed economiche legate alla pandemia avessero in qualche modo diminuito l’attenzione nei confronti delle tematiche ambientali e delle sue conseguenze, ha invece evidenziato come queste siano ancora oggi centrali per gli italiani che richiedono priorità d’intervento, anche in agenda di Governo, per scongiurare possibili disastri futuri.

L’80% della popolazione italiana ritiene, infatti, che il Governo dovrebbe considerare il problema ambientale come primario per il rilancio economico del Paese post lockdown. Otto italiani su dieci pensa infatti che l’emergenza climatica sia dovuta alle attività umane per cui si considera necessario un cambiamento di abitudini.

Ma da dove iniziare? Innanzitutto, da un nuovo modo di produrre e di fare economia nel rispetto della natura, un vero Green Deal che abbandoni le fonti fossili e che punti su rinnovabili, economia circolare, mobilità sostenibile. E un ruolo fondamentale, in ottica preventiva, ma anche risolutiva, viene riconosciuto al progresso scientifico e tecnologico considerati possibili alleati contro la crisi climatica.

L’indagine evidenzia, inoltre, come l ’85% degli intervistati sia disposto a fare la propria parte nella tutela del pianeta attraverso, ad esempio, le proprie scelte di consumo orientate sempre più verso la sostenibilità anche nel periodo di emergenza sanitaria.

Comportamenti virtuosi, quest’ultimi, che sono fondamentali per contrastare quella che, dai dati emersi dallo studio, è considerata per gli italiani una delle più serie problematiche ambientali che affliggono la Terra: la plastica. La pandemia da Covid19 non sembra, infatti, aver fatto passare in secondo piano la preoccupazione per l’accumulo di rifiuti plastici, situazione resa, oggi, ancora più preoccupante per l’uso di guanti e mascherine troppo spesso non correttamente smaltiti. Dall’indagine è poi emerso come il 70% delle persone intervistate si impegni a limitare il consumo di plastica, un dato in crescita rispetto al 2018, quando la percentuale era del 61%, indice questo anche di una maggiore consapevolezza generale delle pratiche di riuso e riciclo.

È quindi giusto chiedersi: l’emergenza sanitaria, alla luce di questo sondaggio, può essere vista come un segnale della necessità di un cambiamento per disegnare un nuovo futuro sostenibile?

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