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In Italia cresce il consumo di suolo: nel 2020 persi altri 57 km2 di territorio nazionale

08 Settembre, 2020

Il suolo è una risorsa fondamentale per il genere umano e sono tante le funzioni che svolge e che sono alla base della nostra stessa esistenza.

Dalla produzione di cibo, alla fornitura delle materie prime fino ad avere un importante ruolo nella cattura e stoccaggio del carbonio e nella protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi. Il suolo ci offre i cosiddetti servizi ecosistemici. Una risorsa che oggi è sfruttata a tal punto da far diventare di uso comune l’espressione “consumo di suolo”.

Ma qual è il significato racchiuso in questa terminologia? E soprattutto, in Italia, quanta di questa risorsa sprechiamo?

Innanzitutto, quando si parla di consumo di suolo si fa riferimento ad un fenomeno associato alla perdita di questa ricchezza ambientale dovuta all’occupazione di superficie, originariamente agricola, naturale o seminaturale, a causa prevalentemente della costruzione di nuovi edifici e infrastrutture.

Secondo i dati emersi dall’ultimo rapporto dell’ISPRA SNPA, “Il consumo di suolo in Italia 2020”, nel nostro paese sono già andati persi altri 57 km2 di territorio nazionale al ritmo di 2 m2 al secondo.

Un aspetto allarmante è che non vi è legame tra crescita demografica e “nuovo” cemento, anzi si assiste alla crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi addirittura di decrescita della popolazione. Nel 2019, ad esempio, a fronte di un calo di oltre 120mila abitanti si sono comunque registrati 57 milioni di metri quadrati di nuovi cantieri e costruzioni.

Sul podio della poco invidiabile classifica delle regioni dove è più alta la percentuale di consumo di suolo, abbiamo al primo posto il Veneto con +785 ettari di suolo consumato, seguito dalla Lombardia e dalla Puglia. A livello comunale invece è Roma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno.

Ma ci sono anche realtà virtuose, come la Valle d’Aosta, che è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0” con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno.

Dallo studio emerge che, lo spreco di questa risorsa continua ad avanzare anche nelle aree a rischio idrogeologico e sismico: tra le aree a pericolosità idraulica media è la Sicilia la regione con la crescita percentuale più alta di consumo di suolo, ma il cemento ricopre anche il 4% delle zone a rischio frana, il 7% di quelle a pericolosità sismica alta e oltre il 4% di quelle a pericolosità molto alta, mettendo a rischio la popolazione che abita in questi luoghi.

Altra questione è quella legata al degrado del territorio, aumentato dal 2012 ad oggi su quasi un terzo del nostro paese e dovuto ad altri cambiamenti di uso del terreno, alla perdita di produttività, all’erosione, alla frammentazione e al deterioramento degli habitat, con la conseguente perdita anche in questo caso dei servizi ecosistemici.

È ormai necessario adottare delle strategie per un uso del suolo più consapevole che affronti le problematiche evidenziate in ottica sostenibile. Strategie che consentano di ricostituire gli habitat messi a rischio, di riqualificare zone abbandonate o in stato di degrado per ripristinare la produttività dei terreni e contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico.  Ma anche per restituire alle comunità un bene prezioso per la qualità della nostra vita sotto forma di aree verdi, parchi, spazi ricreativi.

 

Immagine: freepik.com

 

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